A poem is an arrest of disorder. Inizia con questa citazione da Robert Frost il libro di poesie di Vittorio Lingiardi, La confusione è precisa in amore, edito nel 2012 da Nottetempo Editore. Un libro leggero e sentimentale, privo di romanticismi o pietismi ma sfioratamente affettuoso, talvolta rammaricato, inesauribilmente innamorato della vita. Lingiardi è uno psichiatra e psicoanalista ma che in questi versi appare più un uomo che torna a casa e segna le cose che vede, che sente, gli inverni, i tepori del corpo, i baci, rinunciando all’analisi professionale per far emergere un’osservazione poetica non tanto letteraria quanto delicata. Poeta capace di versi quali Ci cerchiamo nel sonno / a manate pesanti, il mattino – / con i piedi nel caos. / Poche cose da dire: / che siamo due ragazzi / due vecchi – / a turno, un ragazzo, / un vecchio. / Non siamo qui per caso. / La confusione è precisa / in amore quanto capace di intitolare una sezione del libro Dieci giorni che sconvolsero il mondo. Perchè in fondo l’amore, quando è grande, sconvolge il mondo. Come la vita, quando è grande, cambia tutto. Anche attraverso la poesia. E Lingiardi lo dice bene.
Prima separammo i corpi
poi le case.
Ancora,
un cuore solo ci accompagna.
Nel suo rintocco solitario
la Francia, il tuo maglione, il mare.
Come conchiglia abbarbicata e sola
sul torace del tuo scoglio mi addormento.
Resisto ai flutti della mia impazienza
sentendo che il tuo cuore batte lento.
Di te ricordo i baci
unici luoghi di rifugio per il mio cuore in corsa.
Si staccava il suo labbro dal mio
come un’ala strappata ad un passero.
Con questa stessa bocca ti ho baciato
quella che la sera chino
su gonfi cieli
pieni di temporale.
È inverno ormai
fa molto freddo.
Ne facesse abbastanza
per congelarci il cuore.
Lascia che passi il tempo,
che piccolo ti sembri da lontano
il cuore gonfio che tieni tra le mani
strappato al petto di cicogna magro
la cui ferita medicasti con lo sputo.
Scelgo la porta stretta
il lato d’ombra del rasoio.
Sfiorarti per non romperti
toccare la parete più sottile.
Non fecondarti. Leggere.
Troppi aggettivi per amarti ancora
come non ti ho mai amato
negli inverni sul mare
il naufragio delle stelle marine.
Sparse sulla battigia,
cuori marziani, le meduse.
Mia moglie aveva
piccola una gola di lattuga.
Di ricotta erano bianchi
i fianchi e i seni.
Un pasto leggero
per uccellini curiosi.
Boia della verdura
era lo sposo al gancio
rosso del mattatoio.
La tenerezza non si occupa di eroi
e presto brucia l’aureola dei santi.
Si apre un sorriso nel centro della mano
nel palmo bianco che impasta la farina
e ragionevole si muove alla carezza.
Sfiorando il cuore si sciolgono al contatto
scorie e detriti d’inverni cittadini.
Non potrei vivere
senza lo scambio termico
senza tenerti i sogni nelle mani.
Sai tu la mia temperatura,
tu sei il maestro del tempo di cottura.

i commuove la gentilezza di questi versi
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manca una m si è persa tra la lattuga 🙂
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🙂
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eh, ce l’ho da tempo, ma ogni volta la poesia cambia in noi e noi stessi. Alessandro, grazie.
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le prime quattro mi sono davvero piaciute
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Grazie a voi
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L’ha ribloggato su daisuzoku.
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L’ha ribloggato su Il Canto delle Muse.
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