Raccolgo di seguito alcuni commenti che mi sono stati fatti su In absentia, e di cui ringrazio (in parte li avevo già pubblicati qui, inerenti le letture pre-pubblicazione, ma ora integro con quelli arrivati dopo la pubblicazione Interlinea).
Caro Alessandro, grazie per questo tuo In absentia, che mi è arrivato settimana scorsa e ho letto oggi. E’ un libro notevole e originale, che per certi aspetti rimanda alla fulmineità degli haikai, e però possiede anche il dinamismo narrativo e la tensione pensosa della nostra poesia, che ben si percepisce nel movimento delle singole sequenze. Bella e preziosa anche la nota di Rueff. Con un caro saluto
Giancarlo Pontiggia
Ciao Alessandro, oggi sono finalmente riuscita a leggere il tuo In absentia: è molto bello e la nota di Rueff è incredibilmente percettiva. Le poesie esatte: spietate e vere, con la commozione che esplode perché trattenuta. Tratti bene le parole, lasciando loro tutto il peso che hanno, permettendo che dicano il mondo. E il tuo sguardo è trasparente: vede.
Che bella questa, per esempio: “Le lenzuola distese / sono più casa delle case. / Grate, gronde e greppi. / Da lontano un geco / le traversa mozzato”.
Paola Loreto
Avevo messo le mani avanti, perché è davvero un periodo complicato. Però ho aperto il file, ho cominciato a leggere e non sono riuscito a smettere. Questa mattina ho ripreso la silloge e l’ho riletta ancora. Cosa posso dirle? Mi è piaciuta parecchio questa litania di poesie brevi e acuminate; mi è venuto in mente un vecchio testo di Sanguineti, che ricordo più per il titolo che per il contenuto, “Poesia della crudeltà”, o qualcosa del genere – con ovvio richiamo a Artaud e a tutto il resto -; e forse una volta mi sarei fermato qui. Ma adesso, insieme alla crudeltà, vedo anche la pietas, e mi sembra che proprio dal dialogo tra queste due polarità così diverse esca la musica principale di questi testi. Apprezzo anche lo stile scarnificato, che conserva ciò che davvero è necessario, e niente di più.
Fabio Pusterla
L’ho letto e mi ha confermato nell’idea che mi ero fatta di una poesia radicata nel quotidiano, nella creaturalità. Insomma, mi sento in sintonia con la tua ricerca.
La tua raccolta mi sembra molto intensa, al punto da superare l’idea stessa del “raccogliere” per presentarsi piuttosto come una specie di autentico poemetto metropolitano e quotidiano, venato dalla violenza della storia europea. Qua e là, si alzano moniti cruciali, in forma di aforisma: “Siamo borracce noi stessi / da cui qualcun altro beve”. Insomma, direi proprio che il viaggio della tua scrittura sia terminato.
Valerio Magrelli
Potresti mandarlo a Elisa Donzelli, per esempio, ma provare con lo stesso Maurizio per lo Specchio. O anche con Bersani. Insomma: per aspera ad astra… Un abbraccio e ancora complimenti.
Franco Buffoni
Ecco, da un’inedita sequenza più ampia, parti di un originale racconto autoironico centrato sull’insolita e sorprendente presenza di una paradossale e umilissima figura animale emblematica.
Maurizio Cucchi